Childhood

''Childhood''; acrilico su carta; acryilics on paper
”Childhood”; acrilico su carta; acryilics on paper
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Childhood diUrania è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

Appoggio la testa sulla scrivania, ascolto il rumore delle mie gambe che sfiorano il tavolo. Sento i passi di là. I tacchi danno secchi i loro colpi sul pavimento che ne trasmetto il suono, mattonella per mattonella, come onde di un terremoto. Ne ascolto la melodia, spero non cambi, spero non arrivino di qua quei passi. È un attimo, tutto cambia, il ritmo si fa più allegro, poi incalzante, poi il nulla. Un rumore. Qualcosa è caduto scaraventato. Non so cosa sia, ma non ho intenzione di scoprirlo. Lo saprò, ma non ora, ora cerco qualcosa da fare, un libro da leggere magari, per non farmi trovare impreparata. Altri bruschi movimenti e rumori vari si susseguono. Sto zitta, ascolto. Prima o poi quei passi verranno di qua e io dovrò avere qualcosa da fare, una storia da raccontare, che non deluda le aspettative. Qualcosa di plausibile, ma che non abbia appigli per le domande. Ascolto ancora. Con l’orecchio sul tavolo mi sembra che tutto sia amplificato, ma allo stesso tempo distorto. Vorrei sapere che si dicono tra di loro quei passi in cucina, vorrei trovare una storia da raccontare che mi protegga dai piatti rotti e le stoviglie rovesciate. Ho ancora un po’ di tempo prima che quei passi verranno di qua. Potrei dire di star leggendo un libro di scuola, ma non ho voglia di subire un conseguente interrogatorio in merito, cerco qualcosa di superficiale, ma non troppo, per non dare l’idea di perdere tempo. Potrei dire che sto facendo ordine, ma c’è una tale confusione che non si direbbe. Il tempo passa, i passi passano all’ingresso, poi alla cucina. Il tic- tac dell’orologio, flebile, si contrappone al più violento rumore dei passi, col suo cadenzato allegro cuore meccanico a 60bpm. Ormai entreranno in corridoio. Devo trovare qualcosa. 

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